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I
pionieri
"Unione
Sportiva", "Sardegna", Peppino Comei, i fratelli
Tiberini, "Pila e Croce". Per molti questi nomi non
dicono nulla, ma in realtà rappresentano la storia del "Foggia".
La nascita dell’attuale ‘Foggia calcio’ viene datata 1920, in
realtà il calcio a Foggia è cominciato qualche anno prima, esattamente
nel 1909. La prima squadra di calcio della città si chiama ‘Daunia’
i suoi colori sono il bianconero ed il rosa, ma la sua attività
dura soltanto pochi mesi. Bisogna attendere due anni per rivedere
il calcio a Foggia con la nascita, per la passione di alcuni
gruppi studenteschi, addirittura di due società: l’Unione Sportiva’
e la ‘Sardegna’. I
fratelli Tiberini, milanesi arrivati a Foggia per diffondere
il pallone, e Peppino Comei, un foggiano trapiantato a Firenze
e poi tornato a Foggia, sono i rappresentanti di queste società
che cominciano subito a dividere la città. Ben presto però si
capisce che per sfidare anche le squadre del barese bisogna
unire le forze, e così nasce “L’unione Sportiva Atleti” che
gioca le sue partite nel campo ‘Pila e Croce’
situato nell’area dell’ex ippodromo. Per alcuni anni
l’attività procede tra entusiasmo e grandi sfide, poi l’attentato
di Sarajevo e la pazzia collettiva che colpisce l’Europa
fermano il calcio e la vita di tantissimi giovani.
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Il primo torneo
Gli orrori della "Grande guerra"spazzano via quasi
completamente il calcio da Foggia. L’Unione Sportiva Atleti
resiste poco, divisioni interne la scindono in due società:
‘Maciste’ e ‘Pro Foggia’. La città però non vuole dividersi
e così dopo qualche tempo le due società si fondono. Nasce così
lo ‘Sporting Club’, società polisportiva che si occupa, oltre
che di calcio, anche di pugilato, atletica e ciclismo. E’ il
1920 con la partecipazione al suo primo campionato di seconda
divisione, il calcio ufficialmente ha inizio. I colori sociali
sono il rosso ed il nero, e
Carlo Giglietto, un colonnello dell’esercito, è il primo
presidente di una società calcistica foggiana partecipante ad
un campionato. I fratelli Sarti, De Biase, Fini, sono alcuni
dei nomi di quegli anni, Bari e Taranto sono le squadre da battere
e per qualche anno lo "Sporting"deve rassegnarsi a
stargli dietro. Nel 1927 arriva a Foggia Giosuè Poli, centravanti
di belle speranze e lo ‘Sporting’ comincia a raccogliere soddisfazione
come quando batte la Fiorentina per 1-0. Nel 1928 la svolta.
Il ‘Velo Club’ società operante in città e con elementi molto
validi e lo ‘Sporting club’ decidono di fondersi per dare vita
all’Unione Sportiva Foggia.
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La
prima volta in serie "B"
Il
calcio in città comincia a raccogliere sempre più consensi,
e dopo alcuni anni nelle divisioni interregionali con discreti
successi arriva la prima storica promozione in serie B. Siamo
nel torneo 1932/1933
e al termine di una cavalcata vincente il Foggia si qualifica
primo guadagnando una s promozione che è un premio all’impegno
di tutti gli appassionati foggiani . Nel campionato 1933/1934,
dunque, il Foggia si affaccia per la prima volta nel torneo
cadetto, allora diviso i due gironi. Alla fine del campionato
i rossoneri finiranno settimi: un buon risultato. La squadra
dell’allora presidente De Biase riesce a disputare ben tre tornei
di B prima di retrocedere in serie C per differenza reti, un
evento che si ripeterà spesso nella storia delle retrocessioni
del Foggia. Dopo quell’esaltante esperienza nel torneo cadetto
il Foggia langue per qualche anno in serie C fino a quando la
seconda guerra mondiale non semina in città morte e distruzione.
L’attività proseguirà a ritmo ridotto per tutto il periodo bellico
per poi riprendere nel 1946.
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La
guerra
Ventimila
vittime, una medaglia al valor civile. Una città quasi rasa
al suolo. La seconda guerra mondiale colpisce la città di Foggia
in maniera crudele. A farne le spese sono soprattutto donne,
bambini ed anziani vittime di una follia distruttiva che non
si accontenta di colpire obbiettivi militari o vie di comunicazione,
ma falcidia i civili nel boschetto della villa comunale. Ci
vorranno anni per far risollevare la città da tanto orrore.
E come una sorta di tragica simbiosi ci vorranno anni prima
che il calcio torni a decollare. Dopo la guerra il Foggia riprende
il suo cammino nel calcio dal torneo di B da cui retrocede subito.
L’anno successivo il Foggia vince il torneo di C
ma una assurda ristrutturazione dei campionati nega a
rossoneri l’immediato ritorno tra i cadetti. Ci vorranno molti
anni prima che i colori del Foggia tornino a calcare i campi
della Serie B. Anni in cui il Foggia retrocede in quarta serie,
dove si trova a giocare contro l’Incedit, la squadra della cartiera
con cui si fonderà nel 1957, anni che gettano le basi per le
stagioni dei trionfi dei primi anni ’60. Nel 1960 il Foggia
torna in Serie B. con Armando Piccapane presidente e Nardino
Costagliela allenatore ma la gioia duro solo un anno: il Foggia
infatti retrocede subito, ma sarà l’ultima delusione. Nel 1961
don Mimì Rosa Rosa prende il timone del Foggia e affida la squadra
ad Oronzo Pugliese. Comincia così uno dei periodi più belli
della storia del Foggia, quello che porterà alla prima, storica,
promozione in “serie A”.
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Subito
in "B"
(era il Foggia di Don Mimì Rosa Rosa)
L’accoppiata
Rosa Rosa-Pugliese centra subito la promozione in serie B
e approda al torneo cadetto con la seria intenzione di
farsi onore. Ed infatti la squadra del ‘mago di Turi’ disputa
un campionato dai grandi numeri arrivando a collezionare 6 vittorie
consecutive, annoverando tra le sue fila il capocannoniere del
campionato autore di 24 gol, quel Vittorio Nocera che di lì
a poco sarebbe arrivato perfino in Nazionale. Il Foggia si qualificherà
al quinto posto mettendo le basi per tentare il grande salto.
Ed il grande salto arriva davvero. Il 21 Giugno 1964 resterà
una data storica nella memoria dei tifosi del Foggia.
Al termine di un esaltante torneo,
giocato sempre da protagonista il Foggia approda per
la prima volta in Serie A. La gioia tra i tifosi è irrefrenabile:
Foggia, la piccola città di provincia, è in serie A, assieme
alla Juventus, l’Inter euromondiale, il Milan. Incredibile!
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La
prima volta in "A".
(era
il Foggia di Don Mimì Rosa Rosa)
13
settembre 1964. Firenze. Una data ed una città che rimarranno
nella mente dei tifosi del Foggia. È il giorno della prima partita
in serie A del Foggia che debutta a Firenze. La squadra di Pugliese
perde 3 a 1 ma si prende il lusso di andare in vantaggio per
prima con Rinaldi. Il 27 settembre, all’esordio casalingo in
A contro il Mantova, i rossoneri centrano la prima vittoria
nella massima serie. In porta ai mantovani c’è un certo Dino
Zoff! Ce ne saranno tante di soddisfazioni in quel primo campionato
di serie A, un campionato concluso con una salvezza conquistata
con assoluta tranquillità. Una su tutte: la vittoria contro
l’Inter Euromondiale, la squadra più forte del mondo: è il 31
gennaio 1965. Tutti nella ripresa i gol. Il Foggia va in vantaggio
con Lazzotti, poi raddoppia con Nocera. L’Inter allora si risveglia,
accorcia le distanze con Peirò, quindi pareggia ad un quarto
d’ora dalla fine con Suarez. Partita finita? Macchè al 78’ Nocera
segna il gol del definitivo vantaggio: 3-2.Di quella gara se
ne parla ancora oggi. La stagione è coronata dalla convocazione
in azzurro di Micelli e Nocera che giocheranno contro il Galles.
L’Italia vince 4-1 e Nocera non si farà sfuggire l’occasione
per segnare un gol. A fine campionato Pugliese lascia, va alla
Roma. Al suo posto arriva Egizio Rubino, ed il Foggia, pur con
qualche difficoltà in più, centra la seconda salvezza della
sua storia. L’anno successivo, però, il Foggia retrocede. Il
torneo è da dimenticare. Il Foggia parte male, dopo 10 giornate
ha collezionato solo tre punti subendo 24 gol. Rubino viene
mandato a casa, al suo posto arriva Bonizzoni. La squadra sembra
riprendersi ma non riesce ad evitare la retrocessione. Al termine
del campionato lascia anche il Presidente. Don Mimì Rosa Rosa
se ne va, in punta di piedi, dopo aver regalato a Foggia ed
ai tifosi foggiani un periodo strepitoso.
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Il
Foggia di Maestrelli
(l'era Fesce)
Dopo
aver fallito l'immediato ritorno in A per un solo punto con
Vincenzo Micucci presidente e Bonizzoni in panchina, alla presidenza
del Foggia arriva un altro personaggio che farà la storia
del calcio rossonero: Antonio Fesce, il Commendatore. Fesce
chiama alla guida del suo Foggia Tommaso Maestrelli, un tecnico
che farà strada nel calcio non solo per la sua bravura
ma soprattutto per la sua umanità, un uomo scomparso
troppo presto. Maestrelli al primo impatto con il Foggia arriva
ad un passo dalla conquista della Coppa Italia, fallendo però
l'obbiettivo della promozione: si rifarà 12 mesi dopo.
La stagione '69/'70 riporta il Foggia in Serie A. la squadra
di Maetrelli conquista 48 punti, equamente distribuiti tra andata
e ritorno, ma le cifre da record non finiscono qui. La squadra
è prima nelle reti segnate, 42, prima nel maggior numero
di vittorie, 16, prima nelle sconfitte interne, zero, un vero
trionfo. Il torneo '70/'71 è ancora nella mente dei tifosi
del Foggia oltre gli 'anta'. La squadra di Maestrelli retrocederà,
in maniera incredibile, quando pensava già a festeggiare
la salvezza,per differenza reti e per colpa anche di alcune
discusse decisioni arbitrali che favoriranno la Fiorentina.
Al termine di quel torneo Maestrelli lascerà Foggia:
lo attendono la Lazio ed il suo primo scudetto.
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Toneatto,
il sergente di ferro.
(l'era
Fesce)
Salutato
con non pochi rimpianti Tommaso Maestrelli sulla panchina del
Foggia arriva un altro personaggio che farà la storia
del calcio rossonero: Ettore Puricelli. La sua prima parentesi
con il Foggia non è esaltante: un anonimo campionato
di B finito a centro classifica, l'epoca d'oro di Puricelli
arriverà più in là. Al suo posto arriva
Lauro Toneatto. Fesce gli chiede la serie A e lui l'accontenta
subito, centrando la terza promozione nella massima serie del
Foggia. 49 punti, 19 vittorie, 37 gol segnati record di vittorie
esterne, 6. i rossoneri tornano nella massima serie assieme
ad una blasonata del calcio italiano, il Genoa, ed una debuttante,
il Cesena. L'anno successivo il Foggia stupisce tutti ma alla
fine finirà come al solito: in serie B. La colpa è
di un vistosissimo calo di rendimento che fa passare il Foggia
dal terzo posto in classifica delle prime dieci giornate alla
retrocessione. Si retrocederà all'ultima giornata con
la coda di un 'ingenuo tentativo di corruzione' come fu definito
dagli organi federali, nei confronti della terna arbitrale dell'ultima
gara contro il Milan: tre Rolex d'oro messi in bella mostra
sul tavolo della terna visto anche dai dirigenti del Milan.
Il Foggia retrocede sul campo, si salva il Verona che però
è retrocesso all'ultimo posto per aver tentato di falsare
una partita contro il Napoli. Foggia salvo? No, perché
subisce 6 punti di penalizzazione per gli orologi. Si salva
la Sampdoria: che beffa!
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L'avventura
di Maldini
(l'era Fesce)
Ricominciare
dopo l'ennesima, assurda retrocessione per il Foggia è
tutt'altro che semplice, e Fesce pensa di ripartire ancora con
Toneatto in panchina. L'obbiettivo, ormai, è sempre lo
stesso, la serie A, diventata ormai come una droga per Foggia
e per i tifosi rossoneri. Dopo poche giornate, però,
si capisce subito che non è l'anno buono. Prima della
fine del torneo d'andata Toneatto va a casa, al suo posto arriva
Cesare Maldini che, qualche anno dopo, sarebbe arrivato fin
sulla panchina della Nazionale. Maldini non fa meglio di Toneatto
ed il Foggia finisce a centro classifica, ma guadagna la conferma
per l'ano successivo, in cui, manco a dirlo si riprova a risalire.
Maldini, però, non è molto amato dallo spogliatoio,
e nonostante la squadra abbia tutto per essere promossa non
ingrana, lo farà soltanto dopo il licenziamento dell'ex
capitano del Milan arrivato a metà campionato. Al suo
posto viene promosso l'allenatore in seconda Balestri, e la
squadra cambia volto. Risale la classifica fino ad arrivare
in zona promozione e il 20 giugno 1976 torna in serie A.
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Salvi
per la prima volta.
(l'era
Fesce)
Per
la nuova avventura nella massima serie Fesce pensa di affiancare
a Roberto Balestri, Ettore Puricelli, il connubio risulterà
vincente. Gli inizi però non sono dei migliori, il Foggia
stenta ad ingranare ed al termine del girone d'andata colleziona
soltanto 10 punti, il timore di una nuova retrocessione è
fondato. I rossoneri, però, si svegliano. Puricelli butta
nella mischia Ulivieri che sarà determinante nella salvezza
del Foggia con i suoi sette gol come Bordon. Nel girone di ritorno
il Foggia conquista 16 punti, meglio dei rossoneri fanno soltanto
Juventus, Torino, Bologna e Fiorentina, e si salva con due giornate
di anticipo. Per i foggiani è festa grande: dopo tredici
anni si può di nuovo festeggiare la permanenza in serie
A.
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Dalla
A alla C in 24 mesi
Con
la retrocessione dalla serie A cambiano anche i vertici societari.
Il Commendator Fesce lascia la presidenza a Raffaele Augelli,
consigliere regionale della DC. Augelli chiama sulla panchina
del Foggia Cinesinho, voluto da Puricelli che resta a Foggia
come consigliere tecnico anche se per poco. Al tecnico, naturalmente,
si chiede la serie A, si finirà invece in C. Cinesinho,
comunque, parte bene con due vittorie in due gare, e fino a
metà torneo viaggia in zona promozione, poi qualcosa
si inceppa. Il Foggia perde colpi fino a ritrovarsi invischiato
nella lotta per non retrocedere. Nell'ultima giornata di campionato
il Foggia affronta il Pescara, che lotta per la promozione,
sul campo neutro di Napoli. Lo Zaccheria è squalificato
per gli incidenti accaduti durante la gara contro il Cagliari,
in cui Pirazzini aggredisce verbalmente l'arbitro Michelotti,
beccandosi 6 giornate di squalifica. Entrambe, per motivi diversi,
devono vincere: la spunterà il Pescara, 2-1 il risultato
finale. Il Foggia torna in C dopo 17 anni!
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Il
ritorno di Fesce.
(l'era
Fesce)
Dopo
la caduta in terza serie la città cade in una cupa depressione.
I tifosi hanno però le idee chiare: l'unico che può
risollevare le sorti del Foggia è Fesce, sempre lui,
il commendatore. Vanno sotto casa sua implorandolo di tornare.
Fesce si convince. Ingaggia Sereni, un giovane emergente, ringiovanisce
la squadra e riparte alla conquista della serie B. Le cose,
però, non vanno per il verso giusto, e, a metà
torneo, Fesce per dare una scossa all'ambiente chiama Puricelli
come consulente tecnico. La coabitazione con Sereni dura poco,
fino a quando il tecnico giovano lascia il posto a quello anziano.
Ettorazzo prende in mano le redini della squadra e dopo un lungo
inseguimento nei confronti del Livorno opera il sorpasso e riporta
il Foggia in serie B, una dimensione più consona al blasone
della società. In serie B il Foggia fa la sua bella figura,
conquista la salvezza con molta tranquillità togliendosi
lo sfizio di togliere al Milan, caduto in disgrazia ma vincitore
del torneo alla grande, 3 punti su quattro. L'anno successivo
si riparte sempre con l'obbiettivo di una tranquilla salvezza,
per ottenerla, però il Foggia deve soffrire. Si parte
subito male: tre sconfitte nelle prime quattro gare mettono
subito Puricelli in discussione che alla quinta giornata viene
esonerato. Al suo posto arriva Veneranda che salverà
il Foggia dopo un torneo anonimo e sofferto. La società,
però, è alle corde. I debiti crescono sempre più
e per fare la squadra ci si affida ad un tecnico giovane Leopardi,
e a giocatori giovani. L'annata finirà malissimo. Leonardi
fa quello che può, ma non basta. Dopo 18 turni arriva
Giorgis ma, purtroppo, non riuscirà a cambiare le sorti
del campionato: a fine stagione si torna amaramente in serie
C. La situazione societaria, preoccupa, però più
della retrocessione. Il Foggia è pieno di debiti, rischia
di scomparire. In panchina viene chiamato Fogli, ma tra problemi
tecnici e stipendi non pagati è difficile andare avanti.
Il 20 Aprile 1984 il Foggia fallisce. Si chiude definitivamente
l'era Fesce.
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Il
Foggia di Casillo
Il
7 Giugno 1986 comincia l'era dei fratelli Casillo, Aniello e
Paquale. Aniello, il secondo dei fratelli Casillo, diventa presidente
del Foggia anche se il passaggio della totalità delle
azioni avverrà soltanto qualche mese dopo. Paquale Casillo,
tra i due, è il più vulcanico, quello che ama
sempre essere in prima linea. I Casillo rivoluzionano l'assetto
societario. Come direttore sportivo chiamano Peppino Pavone,
barlettano di nascita ma foggiano d'adozione. Pavone punta su
un tecnico boemo trapiantato in Sicilia, nipote di Cestmir Vickpaleck
che, dicono, stia facendo faville a Licata: Zdenek Zeman. Casillo,
Pavone e Zeman, questo trio farà le fortune del Foggia
negli anni a venire. Gli inizi, però sono durissimi.
Bronzetti lascia in eredità un tentativo di illecito
che l'ufficio indagini punisce con la retrocessione in C2. In
ritiro i giocatori scappano, Zeman resta con 7 uomini, poi lascia
anche lui. E qui avviene il capolavoro di Mauro Finiguerra,
avvocato, legale di fiducia dei Casillo. Riesce a tramutare
la retrocessione in 5 punti di penalizzazione, non pochi, ma
si torna in C1. Pavone rifà la squadra in 24 ore, arrivano
Fratena, De Marco, Compagno, Costa, che si aggiungono a Codispoti,
Grande, Ciucci. Della squadra dell'anno prima restano Armenise,
Rossi e Pidone. I tifosi sono perplessi e sfiduciati, a far
ritornare l'entusiasmo ci penserà Zeman. La squadra un
po' alla volta conquista i tifosi, il suo gioco spumeggiante,
divertente ma anche redditizio entusiasma il pubblico. In poco
tempo il Foggia sconta il suo handicap e si avvia ad una tranquilla
salvezza, mentre si pensa al futuro arriva la mazzata. Casillo
manda via Zeman reo di essersi già accordato con il Parma,
al suo posto viene promosso Balestri ma non è la stessa
cosa. Chiuso il campionato, Casillo prepara il salto in B. In
panchina viene chiamato Pippo Marchioro, la squadra viene rinforzata,
arrivano Barone, Barbuti, Scienza, Fattori. Sembra che la B
non possa mancare, invece sfugge incredibilmente a Campobasso
dove i rossoneri perdono per 1-0 in un mare di polemiche.
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Finalmente
la B
Casillo
non vuole più sbagliare, vuole la serie B. Per ottenerla
chiama in panchina Pino Caramanno, siciliano sanguigno considerato
un esperto dei gironi meridionali della C1. Caramanno si fa
forgiare una squadra a sua immagine e somiglianza. Il Foggia
non gioca bene, ma è lì in classifica. Il campionato
è dominato dal Cagliari di Ranieri che conquista la B
con largo anticipo, dietro di loro a contendersi l'altro posto
il Foggia e il Palermo. Alla penultima giornata i sardi arrivano
allo Zaccheria già promossi, il Foggia deve vincere assolutamente,
ed infatti vince. L'ultimo atto si gioca a Trapani, in campo
neutro, contro il Palermo, che ha due punti in meno del Foggia.
Da Foggia parte un treno speciale di tifosi, chi non va a Trapani
va allo stadio ad ascoltare la radiocronaca di Peppino Baldassarre.
Il Foggia va in vantaggio con Barone, poi subirà il pareggio
ma non perde, finalmente ritorna in B. I festeggiamenti cominciano
dallo stadio, proseguono in città e finiscono di nuovo
allo Zaccheria dove la squadra arriva in tarda serata accolta
in tripudio: è l'inizio di un periodo d'oro.
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Torna
Zeman
Alla
grande festa del ritorno in B manca Pino Caramanno. Il tecnico
siciliano è in rotta con la società che comunque
ha in serbo un gran ritorno: Zdenek Zeman. Il boemo, lasciato
Foggia, ha vissuto una brutta esperienza a Parma, esonerato
dopo 7 giornate, ed un buon campionato a Messina, dove fa esplodere
l'uomo delle notti magiche: Totò Schillaci. Accetta con
entusiasmo il ritorno a Foggia. La squadra viene completamente
rifatta, l'obbiettivo è un campionato di transizione
per poi tentare la scalata alla serie A: obbiettivo rispettato
in pieno. Gli inizi, però, sono durissimi. La squadra
stenta ad ingranare, dalla sesta alla nona giornata colleziona
4 sconfitte di seguito. Casillo convoca Zeman e Pavone nel suo
quartier generale: i mulini di Via Trinitapoli. Chiede a loro
cosa bisogna fare: - Semplice - rispondono i due - avere fiducia!
Casillo gliene concede ancora: sarà l'inizio del trionfo.
Il campionato si chiude con il Foggia che ad un certo punto
della stagione comincia a pensare alla serie A, ma il Torino,
allo Zaccheria, lo fa tornare con i piedi per terra: niente
paura la festa sarà solo rimandata. A Giugno cominciano
i lavori per la serie A. Arrivano Baiano, Napoli, Porro, Picasso.
Pochi innesti per una squadra solo da ritoccare.
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Zemanlandia
Il
Foggia, dunque torna in serie A a distanza di 13 anni, ed in
molti si chiedono che campionato sarà. I più scettici
ritengono che il Foggia di Zeman, che ha stravinto il campionato
di B attaccando sempre dal primo all'ultimo minuto, non resisterà
molto nella massima serie. Altri, tra essi tutti i tifosi del
Foggia, ritengono che il Foggia sarà la vera sorpresa
dell'anno: avranno ragione i secondi. Il mercato consegna un
Foggia rinforzato da forze straniere. Alla Romania arriva Dan
Petrescu, terzino con il vizio del gol, dalla Russia arriva
Igor Shalimov, centrocampista di classe purissima e Igor Kolivanov
attaccante, il Van Basten dell'Est lo definisce Casillo, che
però troverà la strada chiusa da Baiano e Signori.
Il Foggia stupisce tutta l'Italia. Attacca ovunque, allo Zaccheria
come a san Siro, interpreta alla perfezione la filosofia del
suo tecnico: provare a vincere attraverso il gioco, lo spettacolo.
Ben presto viene coniato il termine 'Zemanlandia' per definire
la squadra del divertimento e dei punti. Tanti quanti ne servono
per salvarsi con largo anticipo. Durante la stagione arriva
anche la soddisfazione di vedere Signori e Baiano in nazionale,
sembra una favola. Si comincia a parlare di Coppa UEFA, di rinforzi
per entrare in Europa. Casillo, Zeman e Pavone non la pensano
così e preparano un'altra scommessa.
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Dalla
rivoluzione al sogno UEFA
Le
spettacolari prestazioni del Foggia fanno sognare i tifosi del
Foggia che cominciano a immaginare dove potrà arrivare
questo Foggia con qualche rinforzo. Dal mercato, però
, arrivano segnali contrari, Signori, Baiano, Shalimov, Rambaudi,
Codispoti, i giocatori del Foggia, sono al centro di tutte le
trattative di mercato. Ed infatti 24 ore dopo l'ultima gara
di campionato il Foggia viene smantellato. Casillo, Zeman e
Pavone stanno lanciando una nuova scommessa: rifare il Foggia
tutto daccapo pescando in Serie C o al massimo in B. Così
della vecchia guardia rimangono solo Petrescu, Kolyvanov e Mancini,
a Foggia arrivano, Bresciani, Di Biagio, Seno, Mandelli,. Qualcuno
si conosce altri provengono dalla C. I tifosi rossoneri si sentono
traditi: via i miti, al posto loro arrivano degli sconosciuti.
La reazione è violenta. La mattina dell'esordio in casa
contro il Napoli, vengono segati i pali delle porte e rovinato
il manto erboso, la partita è a rischio ma il tutto viene
ripristinato a tempo di record. L'atmosfera è pesante,
ma Zeman fa da parafulmine. Chiede fiducia e i fatti, ancora
una volta, gli daranno ragione. La società fa qualche
correttivo, arriva dall'Ajax Brian Roy, siamo a Novembre, si
comincia a parlare di Coppa UEFA: la pace è fatta. A
fine stagione il Foggia si salverà con tranquillità:Casillo,
Zeman e Pavone hanno vinto la loro scommessa. L'anno successivo
si continua il progetto: arrivare in Europa dopo un anno di
assestamento. Arrivano Chamot, Stroppa, Cappellini, a disposizione
di Zeman ci sono 4 nazionali, che diventeranno 5 con Stroppa,
una signora squadra. La zona UEFA sfugge all'ultima giornata
in casa contro il Napoli, si deve vincere per andare agli pareggi,
si perderà a causa di un gol di Di Canio. Casillo nel
frattempo è stato arrestato: associazione a delinquere,
l'accusa.. Zeman si sente pronto per il grande salto: va alla
Lazio a provare a vincere lo scudetto. A Foggia si chiude un
ciclo, uno dei periodi più belli della storia rossonera.
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Il
sogno e la delusione
Partito
Zeman si profila il grande dilemma: chi chiamare al suo posto?
Pavone pensa ad Enrico Catuzzi, il suo Bari, trapiantato dalla
primavera alla prima squadra, lo affascina. A Foggia, però,
Catuzzi, non si ripeterà. Di soldi ce ne sono pochi,
ceduto Stroppa al Milan e Mancini alla Lazio, nell'imminenza
del campionato parte anche Chamot. Pronti, via, e si fa male
Kolyvanov rottura del legamento crociato: 6 mesi di stop. Si
capisce subito che la stagione è nera. La squadra, però,
fa quadrato, e ottiene grandi risultati. Allo Zaccheria cade
la Juventus del nuovo ciclo di Lippi che a fine campionato vincerà
lo scudetto, si sogna la zona UEFA persa l'anno precedente,
Zeman sembra già un ricordo. Sembra! Il girone di ritorno,
però, è da brividi. Il Foggia perde domenica dopo
domenica posizioni fino a scivolare in zona retrocessione. L'illusione
arriva in casa con le vittorie sulla Fiorentina e su una diretta
concorrente, il Padova, a Genova il Foggia si gioca la serie
A deve fare almeno un punto: perderà seccamente. Per
un beffardo scherzo del destino saranno proprio Zeman e la sua
Lazio a condannare matematicamente il Foggia alla serie B. La
condanna, in realtà, arriva molto prima: Catuzzi, non
si rivela affidabile, e la squadra approfitta delle debolezze
del tecnico. Si torna in serie B dopo 4 anni che, escluso l'ultimo,
sono stati i migliori della storia del Foggia.
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Salvati
da Tarcisio Burgnich
Si
riparte dalla serie B dopo 4 anni di gioie, molte, e dolori,
uno solo, la retrocessione. Si riparte con un tecnico, Delio
Rossi, su cui Pavone è pronto a scommettere. Partono
Di Biagio, Seno, Cappellini, rientra Mancini dalla brutta esperienza
con la Lazio. L'obiettivo è sussurrato ma non può
essere diverso: si punta alla seria A. Si sfiorerà la
retrocessione. La rigidità di Rossi non piace ai senatori
del gruppo che restano a Foggia mal volentieri, e non fanno
nulla quando la squadra comincia a vacillare. A tredici giornate
dalla fine il Foggia è quasi retrocesso. Pelosi, fiduciario
della Caripuglia che ormai gestisce il Foggia e presidente rossonero,
chiama Burgnich. La 'Roccia' fa il buon padre, risolleva la
squadra, la porta in salvo anche se la sensazione è che
la squadra, mandato via il nemico numero uno, Rossi, si risollevi
da sola. Nel frattempo c'è un altro cambio al vertice
societario. Il Foggia finisce in mano al tribunale di Napoli
che nomina presidente il professor Buonuomo, avvocato napoletano.
L'anno successivo Pavone mette in atto il ricambio generazionale
fallito l'anno prima. Via Bresciani, Kolyvanov, Nicoli e compagnia
cantando. Si riparte con una squadra giovane che annovera tanti
sconosciuti che presto spiccheranno il volo verso altri traguardi:
Di Michele, Chianese, Colacone, Monaco, Moscardi: Burgnich ha
qualche perplessità, ma dopo un periodo di transizione
la squadra ingrana alla grande. A fine anno si salva con congruo
anticipo sfiorando spesso la zona promozione e prendendosi anche
molte soddisfazioni tra cui sei vittorie esterne una delle quali
in casa del Bari. Il premio per Burgnich e per Pavone, preparato
dal nuovo presidente rossonera, è il licenziamento. A
Foggia arrivano Giovanni Galli come direttore sportivo e Mimmo
Caso come allenatore. Promettono calcio spettacolo e vittorie:
porteranno il Foggia in C1.
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Il
disastro Buonuomo, Galli, Caso
Il
nuovo vertice societario-tecnico si presenta perdendo alle buste
Chianese salvo riprenderlo in prestito due mesi dopo. A Foggia
arrivano molti giocatori che nel calcio professionistico faranno
solo fugace apparizione. La squadra ha un folgorante avvio in
Coppa Italia, ma in campionato non va. Segna molto con Di Michele,
Chianese, e Vukoja, un croato segnalato l'anno prima da Pavone
ma prende anche tanti gol. La situazione precipita, Galli e
Buonuomo pensano bene di cambiare il tecnico su cui hanno puntato,
e al suo posto mettono Cancian e
lo stesso Galli. Il
caos è totale. Dopo qualche giornata viene richiamato
Caso ed allontanato Galli dalla società. Con una situazione
del genere si finisce male, ed infatti il Foggia retrocede in
C1. Buonuomo si dimette, al suo posto il tribunale di Napoli
nomina Di Lauro . pPer fare la squadra si chiede consiglio ancora
a Pavone, nel frattempo finito alla Salernitana. Pavone chiama
in panchina Lorenzo Mancano, messosi in evidenza nel settore
giovanile. Si riparte con una squadra giovane e senza soldi
da limare eventualmente in corso d'opera. All'orizzonte appare
Sensi, per molti è la salvezza, per altri è l'inizio
della colonizzazione.
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Il
Foggia a Franco Sensi
Ad
Ottobre Sensi mette le mani sul Foggia, ci vorranno alcuni mesi
prima di definire tutte le situazioni con il tribunale. A dicembre
Sensi si presenta a Foggia con Zeman. Grandi progetti ed una
promessa: Foggia non sarà colonia della Roma. Mancano
chiede a Zeman qualche rinforzo: da Roma arrivano
Bordacconi,
Sansovino e Di Magno. La squadra comincia a balbettare, si fanno
pochi gol, ci vorrebbe una punta. Ma non se ne fa nulla. Con
la squadra all'ultimo posto, Meluso, nominato direttore sportivo,
chiama in panchina Brini. Arrivano i rinforzi invocati da Mancano,
ma Mancano è stato mandato via. Brini evita l'ultimo
posto e la retrocessione diretta non i play-out. Riesce solo
a prolungare l'agonia. Nello spareggio contro l'Ancona il Foggia
soccombe: vince a Foggia per 1-0 perde ad Ancona con lo stesso
punteggio. Per effetto della posizione di classifica si retrocede
in C2. Sensi sembra voglia mollare questa patata scomoda chiamata
Foggia poi decide di andare avanti, anche perché all'orizzonte
non ci sono proposte serie. In panchina viene chiamato Piero
Braglia, un campionato di C2 vinto con il Montevarchi, ma nessuna
esperienza nel meridione. Si parte in ritardo, ma, comunque
la squadra un po' alla volta viene fatta. Tra dicembre e gennaio
il periodo migliore: 6 vittorie di seguito e Messina, lepre
del torneo, a sole tre lunghezze. Poi comincia il periodo calante.
Nel girone di ritorno il Foggia vince solo 4 volte, scende dalla
seconda alla quarta posizione, un calo determinante che sarà
alla base della mancata promozione. Ai play-off il Foggia incontra
l'Acireale. Come nell'anno precedente si vince in casa, 2-0,
e si perde fuoricasa, sempre 2-0. Come l'anno precedente si
perdono gli spareggi per la peggiore posizione in classifica.
Il Foggia resta in C2.
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