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I pionieri
"Unione Sportiva", "Sardegna", Peppino Comei, i fratelli Tiberini, "Pila e Croce". Per molti questi nomi non dicono nulla, ma in realtà rappresentano la storia del "Foggia". La nascita dell’attuale ‘Foggia calcio’ viene datata 1920, in realtà il calcio a Foggia è cominciato qualche anno prima, esattamente nel 1909. La prima squadra di calcio della città si chiama ‘Daunia’ i suoi colori sono il bianconero ed il rosa, ma la sua attività dura soltanto pochi mesi. Bisogna attendere due anni per rivedere il calcio a Foggia con la nascita, per la passione di alcuni gruppi studenteschi, addirittura di due società: l’Unione Sportiva’ e la ‘Sardegna’.  I fratelli Tiberini, milanesi arrivati a Foggia per diffondere il pallone, e Peppino Comei, un foggiano trapiantato a Firenze e poi tornato a Foggia, sono i rappresentanti di queste società che cominciano subito a dividere la città. Ben presto però si capisce che per sfidare anche le squadre del barese bisogna unire le forze, e così nasce “L’unione Sportiva Atleti” che gioca le sue partite nel campo ‘Pila e Croce’  situato nell’area dell’ex ippodromo. Per alcuni anni l’attività procede tra entusiasmo e grandi sfide, poi l’attentato di Sarajevo e la pazzia collettiva che colpisce l’Europa  fermano il calcio e la vita di tantissimi giovani.

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Il primo torneo

Gli orrori della "Grande guerra"spazzano via quasi completamente il calcio da Foggia. L’Unione Sportiva Atleti resiste poco, divisioni interne la scindono in due società: ‘Maciste’ e ‘Pro Foggia’. La città però non vuole dividersi e così dopo qualche tempo le due società si fondono. Nasce così lo ‘Sporting Club’, società polisportiva che si occupa, oltre che di calcio, anche di pugilato, atletica e ciclismo. E’ il 1920 con la partecipazione al suo primo campionato di seconda divisione, il calcio ufficialmente ha inizio. I colori sociali sono il rosso ed il nero, e   Carlo Giglietto, un colonnello dell’esercito, è il primo presidente di una società calcistica foggiana partecipante ad un campionato. I fratelli Sarti, De Biase, Fini, sono alcuni dei nomi di quegli anni, Bari e Taranto sono le squadre da battere e per qualche anno lo "Sporting"deve rassegnarsi a stargli dietro. Nel 1927 arriva a Foggia Giosuè Poli, centravanti di belle speranze e lo ‘Sporting’ comincia a raccogliere soddisfazione come quando batte la Fiorentina per 1-0. Nel 1928 la svolta. Il ‘Velo Club’ società operante in città e con elementi molto validi e lo ‘Sporting club’ decidono di fondersi per dare vita all’Unione Sportiva Foggia.

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La prima volta in serie "B"
Il calcio in città comincia a raccogliere sempre più consensi, e dopo alcuni anni nelle divisioni interregionali con discreti successi arriva la prima storica promozione in serie B. Siamo nel  torneo 1932/1933 e al termine di una cavalcata vincente il Foggia si qualifica primo guadagnando una s promozione che è un premio all’impegno di tutti gli appassionati foggiani . Nel campionato 1933/1934, dunque, il Foggia si affaccia per la prima volta nel torneo cadetto, allora diviso i due gironi. Alla fine del campionato i rossoneri finiranno settimi: un buon risultato. La squadra dell’allora presidente De Biase riesce a disputare ben tre tornei di B prima di retrocedere in serie C per differenza reti, un evento che si ripeterà spesso nella storia delle retrocessioni del Foggia. Dopo quell’esaltante esperienza nel torneo cadetto il Foggia langue per qualche anno in serie C fino a quando la seconda guerra mondiale non semina in città morte e distruzione. L’attività proseguirà a ritmo ridotto per tutto il periodo bellico per poi riprendere nel 1946.

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La guerra
Ventimila vittime, una medaglia al valor civile. Una città quasi rasa al suolo. La seconda guerra mondiale colpisce la città di Foggia in maniera crudele. A farne le spese sono soprattutto donne, bambini ed anziani vittime di una follia distruttiva che non si accontenta di colpire obbiettivi militari o vie di comunicazione, ma falcidia i civili nel boschetto della villa comunale. Ci vorranno anni per far risollevare la città da tanto orrore. E come una sorta di tragica simbiosi ci vorranno anni prima che il calcio torni a decollare. Dopo la guerra il Foggia riprende il suo cammino nel calcio dal torneo di B da cui retrocede subito. L’anno successivo il Foggia vince il torneo di C  ma una assurda ristrutturazione dei campionati nega a rossoneri l’immediato ritorno tra i cadetti. Ci vorranno molti anni prima che i colori del Foggia tornino a calcare i campi della Serie B. Anni in cui il Foggia retrocede in quarta serie, dove si trova a giocare contro l’Incedit, la squadra della cartiera con cui si fonderà nel 1957, anni che gettano le basi per le stagioni dei trionfi dei primi anni ’60. Nel 1960 il Foggia torna in Serie B. con Armando Piccapane presidente e Nardino Costagliela allenatore ma la gioia duro solo un anno: il Foggia infatti retrocede subito, ma sarà l’ultima delusione. Nel 1961 don Mimì Rosa Rosa prende il timone del Foggia e affida la squadra ad Oronzo Pugliese. Comincia così uno dei periodi più belli della storia del Foggia, quello che porterà alla prima, storica, promozione in “serie A”.

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Subito in "B" (era il Foggia di Don Mimì Rosa Rosa)
L’accoppiata Rosa Rosa-Pugliese centra subito la promozione in serie B  e approda al torneo cadetto con la seria intenzione di farsi onore. Ed infatti la squadra del ‘mago di Turi’ disputa un campionato dai grandi numeri arrivando a collezionare 6 vittorie consecutive, annoverando tra le sue fila il capocannoniere del campionato autore di 24 gol, quel Vittorio Nocera che di lì a poco sarebbe arrivato perfino in Nazionale. Il Foggia si qualificherà al quinto posto mettendo le basi per tentare il grande salto. Ed il grande salto arriva davvero. Il 21 Giugno 1964 resterà una data storica nella memoria dei tifosi del Foggia.  Al termine di un esaltante torneo,  giocato sempre da protagonista il Foggia approda per la prima volta in Serie A. La gioia tra i tifosi è irrefrenabile: Foggia, la piccola città di provincia, è in serie A, assieme alla Juventus, l’Inter euromondiale, il Milan. Incredibile!

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La prima volta in "A". (era il Foggia di Don Mimì Rosa Rosa)
13 settembre 1964. Firenze. Una data ed una città che rimarranno nella mente dei tifosi del Foggia. È il giorno della prima partita in serie A del Foggia che debutta a Firenze. La squadra di Pugliese perde 3 a 1 ma si prende il lusso di andare in vantaggio per prima con Rinaldi. Il 27 settembre, all’esordio casalingo in A contro il Mantova, i rossoneri centrano la prima vittoria nella massima serie. In porta ai mantovani c’è un certo Dino Zoff! Ce ne saranno tante di soddisfazioni in quel primo campionato di serie A, un campionato concluso con una salvezza conquistata con assoluta tranquillità. Una su tutte: la vittoria contro l’Inter Euromondiale, la squadra più forte del mondo: è il 31 gennaio 1965. Tutti nella ripresa i gol. Il Foggia va in vantaggio con Lazzotti, poi raddoppia con Nocera. L’Inter allora si risveglia, accorcia le distanze con Peirò, quindi pareggia ad un quarto d’ora dalla fine con Suarez. Partita finita? Macchè al 78’ Nocera segna il gol del definitivo vantaggio: 3-2.Di quella gara se ne parla ancora oggi. La stagione è coronata dalla convocazione in azzurro di Micelli e Nocera che giocheranno contro il Galles. L’Italia vince 4-1 e Nocera non si farà sfuggire l’occasione per segnare un gol. A fine campionato Pugliese lascia, va alla Roma. Al suo posto arriva Egizio Rubino, ed il Foggia, pur con qualche difficoltà in più, centra la seconda salvezza della sua storia. L’anno successivo, però, il Foggia retrocede. Il torneo è da dimenticare. Il Foggia parte male, dopo 10 giornate ha collezionato solo tre punti subendo 24 gol. Rubino viene mandato a casa, al suo posto arriva Bonizzoni. La squadra sembra riprendersi ma non riesce ad evitare la retrocessione. Al termine del campionato lascia anche il Presidente. Don Mimì Rosa Rosa se ne va, in punta di piedi, dopo aver regalato a Foggia ed ai tifosi foggiani un periodo strepitoso.

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Il Foggia di Maestrelli (l'era Fesce)
Dopo aver fallito l'immediato ritorno in A per un solo punto con Vincenzo Micucci presidente e Bonizzoni in panchina, alla presidenza del Foggia arriva un altro personaggio che farà la storia del calcio rossonero: Antonio Fesce, il Commendatore. Fesce chiama alla guida del suo Foggia Tommaso Maestrelli, un tecnico che farà strada nel calcio non solo per la sua bravura ma soprattutto per la sua umanità, un uomo scomparso troppo presto. Maestrelli al primo impatto con il Foggia arriva ad un passo dalla conquista della Coppa Italia, fallendo però l'obbiettivo della promozione: si rifarà 12 mesi dopo. La stagione '69/'70 riporta il Foggia in Serie A. la squadra di Maetrelli conquista 48 punti, equamente distribuiti tra andata e ritorno, ma le cifre da record non finiscono qui. La squadra è prima nelle reti segnate, 42, prima nel maggior numero di vittorie, 16, prima nelle sconfitte interne, zero, un vero trionfo. Il torneo '70/'71 è ancora nella mente dei tifosi del Foggia oltre gli 'anta'. La squadra di Maestrelli retrocederà, in maniera incredibile, quando pensava già a festeggiare la salvezza,per differenza reti e per colpa anche di alcune discusse decisioni arbitrali che favoriranno la Fiorentina. Al termine di quel torneo Maestrelli lascerà Foggia: lo attendono la Lazio ed il suo primo scudetto.

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Toneatto, il sergente di ferro. (l'era Fesce)
Salutato con non pochi rimpianti Tommaso Maestrelli sulla panchina del Foggia arriva un altro personaggio che farà la storia del calcio rossonero: Ettore Puricelli. La sua prima parentesi con il Foggia non è esaltante: un anonimo campionato di B finito a centro classifica, l'epoca d'oro di Puricelli arriverà più in là. Al suo posto arriva Lauro Toneatto. Fesce gli chiede la serie A e lui l'accontenta subito, centrando la terza promozione nella massima serie del Foggia. 49 punti, 19 vittorie, 37 gol segnati record di vittorie esterne, 6. i rossoneri tornano nella massima serie assieme ad una blasonata del calcio italiano, il Genoa, ed una debuttante, il Cesena. L'anno successivo il Foggia stupisce tutti ma alla fine finirà come al solito: in serie B. La colpa è di un vistosissimo calo di rendimento che fa passare il Foggia dal terzo posto in classifica delle prime dieci giornate alla retrocessione. Si retrocederà all'ultima giornata con la coda di un 'ingenuo tentativo di corruzione' come fu definito dagli organi federali, nei confronti della terna arbitrale dell'ultima gara contro il Milan: tre Rolex d'oro messi in bella mostra sul tavolo della terna visto anche dai dirigenti del Milan. Il Foggia retrocede sul campo, si salva il Verona che però è retrocesso all'ultimo posto per aver tentato di falsare una partita contro il Napoli. Foggia salvo? No, perché subisce 6 punti di penalizzazione per gli orologi. Si salva la Sampdoria: che beffa!

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L'avventura di Maldini (l'era Fesce)
Ricominciare dopo l'ennesima, assurda retrocessione per il Foggia è tutt'altro che semplice, e Fesce pensa di ripartire ancora con Toneatto in panchina. L'obbiettivo, ormai, è sempre lo stesso, la serie A, diventata ormai come una droga per Foggia e per i tifosi rossoneri. Dopo poche giornate, però, si capisce subito che non è l'anno buono. Prima della fine del torneo d'andata Toneatto va a casa, al suo posto arriva Cesare Maldini che, qualche anno dopo, sarebbe arrivato fin sulla panchina della Nazionale. Maldini non fa meglio di Toneatto ed il Foggia finisce a centro classifica, ma guadagna la conferma per l'ano successivo, in cui, manco a dirlo si riprova a risalire. Maldini, però, non è molto amato dallo spogliatoio, e nonostante la squadra abbia tutto per essere promossa non ingrana, lo farà soltanto dopo il licenziamento dell'ex capitano del Milan arrivato a metà campionato. Al suo posto viene promosso l'allenatore in seconda Balestri, e la squadra cambia volto. Risale la classifica fino ad arrivare in zona promozione e il 20 giugno 1976 torna in serie A.

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Salvi per la prima volta. (l'era Fesce)
Per la nuova avventura nella massima serie Fesce pensa di affiancare a Roberto Balestri, Ettore Puricelli, il connubio risulterà vincente. Gli inizi però non sono dei migliori, il Foggia stenta ad ingranare ed al termine del girone d'andata colleziona soltanto 10 punti, il timore di una nuova retrocessione è fondato. I rossoneri, però, si svegliano. Puricelli butta nella mischia Ulivieri che sarà determinante nella salvezza del Foggia con i suoi sette gol come Bordon. Nel girone di ritorno il Foggia conquista 16 punti, meglio dei rossoneri fanno soltanto Juventus, Torino, Bologna e Fiorentina, e si salva con due giornate di anticipo. Per i foggiani è festa grande: dopo tredici anni si può di nuovo festeggiare la permanenza in serie A.

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Dalla A alla C in 24 mesi
Con la retrocessione dalla serie A cambiano anche i vertici societari. Il Commendator Fesce lascia la presidenza a Raffaele Augelli, consigliere regionale della DC. Augelli chiama sulla panchina del Foggia Cinesinho, voluto da Puricelli che resta a Foggia come consigliere tecnico anche se per poco. Al tecnico, naturalmente, si chiede la serie A, si finirà invece in C. Cinesinho, comunque, parte bene con due vittorie in due gare, e fino a metà torneo viaggia in zona promozione, poi qualcosa si inceppa. Il Foggia perde colpi fino a ritrovarsi invischiato nella lotta per non retrocedere. Nell'ultima giornata di campionato il Foggia affronta il Pescara, che lotta per la promozione, sul campo neutro di Napoli. Lo Zaccheria è squalificato per gli incidenti accaduti durante la gara contro il Cagliari, in cui Pirazzini aggredisce verbalmente l'arbitro Michelotti, beccandosi 6 giornate di squalifica. Entrambe, per motivi diversi, devono vincere: la spunterà il Pescara, 2-1 il risultato finale. Il Foggia torna in C dopo 17 anni!

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Il ritorno di Fesce. (l'era Fesce)
Dopo la caduta in terza serie la città cade in una cupa depressione. I tifosi hanno però le idee chiare: l'unico che può risollevare le sorti del Foggia è Fesce, sempre lui, il commendatore. Vanno sotto casa sua implorandolo di tornare. Fesce si convince. Ingaggia Sereni, un giovane emergente, ringiovanisce la squadra e riparte alla conquista della serie B. Le cose, però, non vanno per il verso giusto, e, a metà torneo, Fesce per dare una scossa all'ambiente chiama Puricelli come consulente tecnico. La coabitazione con Sereni dura poco, fino a quando il tecnico giovano lascia il posto a quello anziano. Ettorazzo prende in mano le redini della squadra e dopo un lungo inseguimento nei confronti del Livorno opera il sorpasso e riporta il Foggia in serie B, una dimensione più consona al blasone della società. In serie B il Foggia fa la sua bella figura, conquista la salvezza con molta tranquillità togliendosi lo sfizio di togliere al Milan, caduto in disgrazia ma vincitore del torneo alla grande, 3 punti su quattro. L'anno successivo si riparte sempre con l'obbiettivo di una tranquilla salvezza, per ottenerla, però il Foggia deve soffrire. Si parte subito male: tre sconfitte nelle prime quattro gare mettono subito Puricelli in discussione che alla quinta giornata viene esonerato. Al suo posto arriva Veneranda che salverà il Foggia dopo un torneo anonimo e sofferto. La società, però, è alle corde. I debiti crescono sempre più e per fare la squadra ci si affida ad un tecnico giovane Leopardi, e a giocatori giovani. L'annata finirà malissimo. Leonardi fa quello che può, ma non basta. Dopo 18 turni arriva Giorgis ma, purtroppo, non riuscirà a cambiare le sorti del campionato: a fine stagione si torna amaramente in serie C. La situazione societaria, preoccupa, però più della retrocessione. Il Foggia è pieno di debiti, rischia di scomparire. In panchina viene chiamato Fogli, ma tra problemi tecnici e stipendi non pagati è difficile andare avanti. Il 20 Aprile 1984 il Foggia fallisce. Si chiude definitivamente l'era Fesce.

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Il Foggia di Casillo
Il 7 Giugno 1986 comincia l'era dei fratelli Casillo, Aniello e Paquale. Aniello, il secondo dei fratelli Casillo, diventa presidente del Foggia anche se il passaggio della totalità delle azioni avverrà soltanto qualche mese dopo. Paquale Casillo, tra i due, è il più vulcanico, quello che ama sempre essere in prima linea. I Casillo rivoluzionano l'assetto societario. Come direttore sportivo chiamano Peppino Pavone, barlettano di nascita ma foggiano d'adozione. Pavone punta su un tecnico boemo trapiantato in Sicilia, nipote di Cestmir Vickpaleck che, dicono, stia facendo faville a Licata: Zdenek Zeman. Casillo, Pavone e Zeman, questo trio farà le fortune del Foggia negli anni a venire. Gli inizi, però sono durissimi. Bronzetti lascia in eredità un tentativo di illecito che l'ufficio indagini punisce con la retrocessione in C2. In ritiro i giocatori scappano, Zeman resta con 7 uomini, poi lascia anche lui. E qui avviene il capolavoro di Mauro Finiguerra, avvocato, legale di fiducia dei Casillo. Riesce a tramutare la retrocessione in 5 punti di penalizzazione, non pochi, ma si torna in C1. Pavone rifà la squadra in 24 ore, arrivano Fratena, De Marco, Compagno, Costa, che si aggiungono a Codispoti, Grande, Ciucci. Della squadra dell'anno prima restano Armenise, Rossi e Pidone. I tifosi sono perplessi e sfiduciati, a far ritornare l'entusiasmo ci penserà Zeman. La squadra un po' alla volta conquista i tifosi, il suo gioco spumeggiante, divertente ma anche redditizio entusiasma il pubblico. In poco tempo il Foggia sconta il suo handicap e si avvia ad una tranquilla salvezza, mentre si pensa al futuro arriva la mazzata. Casillo manda via Zeman reo di essersi già accordato con il Parma, al suo posto viene promosso Balestri ma non è la stessa cosa. Chiuso il campionato, Casillo prepara il salto in B. In panchina viene chiamato Pippo Marchioro, la squadra viene rinforzata, arrivano Barone, Barbuti, Scienza, Fattori. Sembra che la B non possa mancare, invece sfugge incredibilmente a Campobasso dove i rossoneri perdono per 1-0 in un mare di polemiche.

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Finalmente la B
Casillo non vuole più sbagliare, vuole la serie B. Per ottenerla chiama in panchina Pino Caramanno, siciliano sanguigno considerato un esperto dei gironi meridionali della C1. Caramanno si fa forgiare una squadra a sua immagine e somiglianza. Il Foggia non gioca bene, ma è lì in classifica. Il campionato è dominato dal Cagliari di Ranieri che conquista la B con largo anticipo, dietro di loro a contendersi l'altro posto il Foggia e il Palermo. Alla penultima giornata i sardi arrivano allo Zaccheria già promossi, il Foggia deve vincere assolutamente, ed infatti vince. L'ultimo atto si gioca a Trapani, in campo neutro, contro il Palermo, che ha due punti in meno del Foggia. Da Foggia parte un treno speciale di tifosi, chi non va a Trapani va allo stadio ad ascoltare la radiocronaca di Peppino Baldassarre. Il Foggia va in vantaggio con Barone, poi subirà il pareggio ma non perde, finalmente ritorna in B. I festeggiamenti cominciano dallo stadio, proseguono in città e finiscono di nuovo allo Zaccheria dove la squadra arriva in tarda serata accolta in tripudio: è l'inizio di un periodo d'oro.

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Torna Zeman
Alla grande festa del ritorno in B manca Pino Caramanno. Il tecnico siciliano è in rotta con la società che comunque ha in serbo un gran ritorno: Zdenek Zeman. Il boemo, lasciato Foggia, ha vissuto una brutta esperienza a Parma, esonerato dopo 7 giornate, ed un buon campionato a Messina, dove fa esplodere l'uomo delle notti magiche: Totò Schillaci. Accetta con entusiasmo il ritorno a Foggia. La squadra viene completamente rifatta, l'obbiettivo è un campionato di transizione per poi tentare la scalata alla serie A: obbiettivo rispettato in pieno. Gli inizi, però, sono durissimi. La squadra stenta ad ingranare, dalla sesta alla nona giornata colleziona 4 sconfitte di seguito. Casillo convoca Zeman e Pavone nel suo quartier generale: i mulini di Via Trinitapoli. Chiede a loro cosa bisogna fare: - Semplice - rispondono i due - avere fiducia! Casillo gliene concede ancora: sarà l'inizio del trionfo. Il campionato si chiude con il Foggia che ad un certo punto della stagione comincia a pensare alla serie A, ma il Torino, allo Zaccheria, lo fa tornare con i piedi per terra: niente paura la festa sarà solo rimandata. A Giugno cominciano i lavori per la serie A. Arrivano Baiano, Napoli, Porro, Picasso. Pochi innesti per una squadra solo da ritoccare.

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Zemanlandia
Il Foggia, dunque torna in serie A a distanza di 13 anni, ed in molti si chiedono che campionato sarà. I più scettici ritengono che il Foggia di Zeman, che ha stravinto il campionato di B attaccando sempre dal primo all'ultimo minuto, non resisterà molto nella massima serie. Altri, tra essi tutti i tifosi del Foggia, ritengono che il Foggia sarà la vera sorpresa dell'anno: avranno ragione i secondi. Il mercato consegna un Foggia rinforzato da forze straniere. Alla Romania arriva Dan Petrescu, terzino con il vizio del gol, dalla Russia arriva Igor Shalimov, centrocampista di classe purissima e Igor Kolivanov attaccante, il Van Basten dell'Est lo definisce Casillo, che però troverà la strada chiusa da Baiano e Signori. Il Foggia stupisce tutta l'Italia. Attacca ovunque, allo Zaccheria come a san Siro, interpreta alla perfezione la filosofia del suo tecnico: provare a vincere attraverso il gioco, lo spettacolo. Ben presto viene coniato il termine 'Zemanlandia' per definire la squadra del divertimento e dei punti. Tanti quanti ne servono per salvarsi con largo anticipo. Durante la stagione arriva anche la soddisfazione di vedere Signori e Baiano in nazionale, sembra una favola. Si comincia a parlare di Coppa UEFA, di rinforzi per entrare in Europa. Casillo, Zeman e Pavone non la pensano così e preparano un'altra scommessa.

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Dalla rivoluzione al sogno UEFA
Le spettacolari prestazioni del Foggia fanno sognare i tifosi del Foggia che cominciano a immaginare dove potrà arrivare questo Foggia con qualche rinforzo. Dal mercato, però , arrivano segnali contrari, Signori, Baiano, Shalimov, Rambaudi, Codispoti, i giocatori del Foggia, sono al centro di tutte le trattative di mercato. Ed infatti 24 ore dopo l'ultima gara di campionato il Foggia viene smantellato. Casillo, Zeman e Pavone stanno lanciando una nuova scommessa: rifare il Foggia tutto daccapo pescando in Serie C o al massimo in B. Così della vecchia guardia rimangono solo Petrescu, Kolyvanov e Mancini, a Foggia arrivano, Bresciani, Di Biagio, Seno, Mandelli,. Qualcuno si conosce altri provengono dalla C. I tifosi rossoneri si sentono traditi: via i miti, al posto loro arrivano degli sconosciuti. La reazione è violenta. La mattina dell'esordio in casa contro il Napoli, vengono segati i pali delle porte e rovinato il manto erboso, la partita è a rischio ma il tutto viene ripristinato a tempo di record. L'atmosfera è pesante, ma Zeman fa da parafulmine. Chiede fiducia e i fatti, ancora una volta, gli daranno ragione. La società fa qualche correttivo, arriva dall'Ajax Brian Roy, siamo a Novembre, si comincia a parlare di Coppa UEFA: la pace è fatta. A fine stagione il Foggia si salverà con tranquillità:Casillo, Zeman e Pavone hanno vinto la loro scommessa. L'anno successivo si continua il progetto: arrivare in Europa dopo un anno di assestamento. Arrivano Chamot, Stroppa, Cappellini, a disposizione di Zeman ci sono 4 nazionali, che diventeranno 5 con Stroppa, una signora squadra. La zona UEFA sfugge all'ultima giornata in casa contro il Napoli, si deve vincere per andare agli pareggi, si perderà a causa di un gol di Di Canio. Casillo nel frattempo è stato arrestato: associazione a delinquere, l'accusa.. Zeman si sente pronto per il grande salto: va alla Lazio a provare a vincere lo scudetto. A Foggia si chiude un ciclo, uno dei periodi più belli della storia rossonera.

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Il sogno e la delusione
Partito Zeman si profila il grande dilemma: chi chiamare al suo posto? Pavone pensa ad Enrico Catuzzi, il suo Bari, trapiantato dalla primavera alla prima squadra, lo affascina. A Foggia, però, Catuzzi, non si ripeterà. Di soldi ce ne sono pochi, ceduto Stroppa al Milan e Mancini alla Lazio, nell'imminenza del campionato parte anche Chamot. Pronti, via, e si fa male Kolyvanov rottura del legamento crociato: 6 mesi di stop. Si capisce subito che la stagione è nera. La squadra, però, fa quadrato, e ottiene grandi risultati. Allo Zaccheria cade la Juventus del nuovo ciclo di Lippi che a fine campionato vincerà lo scudetto, si sogna la zona UEFA persa l'anno precedente, Zeman sembra già un ricordo. Sembra! Il girone di ritorno, però, è da brividi. Il Foggia perde domenica dopo domenica posizioni fino a scivolare in zona retrocessione. L'illusione arriva in casa con le vittorie sulla Fiorentina e su una diretta concorrente, il Padova, a Genova il Foggia si gioca la serie A deve fare almeno un punto: perderà seccamente. Per un beffardo scherzo del destino saranno proprio Zeman e la sua Lazio a condannare matematicamente il Foggia alla serie B. La condanna, in realtà, arriva molto prima: Catuzzi, non si rivela affidabile, e la squadra approfitta delle debolezze del tecnico. Si torna in serie B dopo 4 anni che, escluso l'ultimo, sono stati i migliori della storia del Foggia.

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Salvati da Tarcisio Burgnich
Si riparte dalla serie B dopo 4 anni di gioie, molte, e dolori, uno solo, la retrocessione. Si riparte con un tecnico, Delio Rossi, su cui Pavone è pronto a scommettere. Partono Di Biagio, Seno, Cappellini, rientra Mancini dalla brutta esperienza con la Lazio. L'obiettivo è sussurrato ma non può essere diverso: si punta alla seria A. Si sfiorerà la retrocessione. La rigidità di Rossi non piace ai senatori del gruppo che restano a Foggia mal volentieri, e non fanno nulla quando la squadra comincia a vacillare. A tredici giornate dalla fine il Foggia è quasi retrocesso. Pelosi, fiduciario della Caripuglia che ormai gestisce il Foggia e presidente rossonero, chiama Burgnich. La 'Roccia' fa il buon padre, risolleva la squadra, la porta in salvo anche se la sensazione è che la squadra, mandato via il nemico numero uno, Rossi, si risollevi da sola. Nel frattempo c'è un altro cambio al vertice societario. Il Foggia finisce in mano al tribunale di Napoli che nomina presidente il professor Buonuomo, avvocato napoletano. L'anno successivo Pavone mette in atto il ricambio generazionale fallito l'anno prima. Via Bresciani, Kolyvanov, Nicoli e compagnia cantando. Si riparte con una squadra giovane che annovera tanti sconosciuti che presto spiccheranno il volo verso altri traguardi: Di Michele, Chianese, Colacone, Monaco, Moscardi: Burgnich ha qualche perplessità, ma dopo un periodo di transizione la squadra ingrana alla grande. A fine anno si salva con congruo anticipo sfiorando spesso la zona promozione e prendendosi anche molte soddisfazioni tra cui sei vittorie esterne una delle quali in casa del Bari. Il premio per Burgnich e per Pavone, preparato dal nuovo presidente rossonera, è il licenziamento. A Foggia arrivano Giovanni Galli come direttore sportivo e Mimmo Caso come allenatore. Promettono calcio spettacolo e vittorie: porteranno il Foggia in C1.

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Il disastro Buonuomo, Galli, Caso
Il nuovo vertice societario-tecnico si presenta perdendo alle buste Chianese salvo riprenderlo in prestito due mesi dopo. A Foggia arrivano molti giocatori che nel calcio professionistico faranno solo fugace apparizione. La squadra ha un folgorante avvio in Coppa Italia, ma in campionato non va. Segna molto con Di Michele, Chianese, e Vukoja, un croato segnalato l'anno prima da Pavone ma prende anche tanti gol. La situazione precipita, Galli e Buonuomo pensano bene di cambiare il tecnico su cui hanno puntato, e al suo posto mettono Cancian e … lo stesso Galli. Il caos è totale. Dopo qualche giornata viene richiamato Caso ed allontanato Galli dalla società. Con una situazione del genere si finisce male, ed infatti il Foggia retrocede in C1. Buonuomo si dimette, al suo posto il tribunale di Napoli nomina Di Lauro . pPer fare la squadra si chiede consiglio ancora a Pavone, nel frattempo finito alla Salernitana. Pavone chiama in panchina Lorenzo Mancano, messosi in evidenza nel settore giovanile. Si riparte con una squadra giovane e senza soldi da limare eventualmente in corso d'opera. All'orizzonte appare Sensi, per molti è la salvezza, per altri è l'inizio della colonizzazione.

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Il Foggia a Franco Sensi
Ad Ottobre Sensi mette le mani sul Foggia, ci vorranno alcuni mesi prima di definire tutte le situazioni con il tribunale. A dicembre Sensi si presenta a Foggia con Zeman. Grandi progetti ed una promessa: Foggia non sarà colonia della Roma. Mancano chiede a Zeman qualche rinforzo: da Roma arrivano … Bordacconi, Sansovino e Di Magno. La squadra comincia a balbettare, si fanno pochi gol, ci vorrebbe una punta. Ma non se ne fa nulla. Con la squadra all'ultimo posto, Meluso, nominato direttore sportivo, chiama in panchina Brini. Arrivano i rinforzi invocati da Mancano, ma Mancano è stato mandato via. Brini evita l'ultimo posto e la retrocessione diretta non i play-out. Riesce solo a prolungare l'agonia. Nello spareggio contro l'Ancona il Foggia soccombe: vince a Foggia per 1-0 perde ad Ancona con lo stesso punteggio. Per effetto della posizione di classifica si retrocede in C2. Sensi sembra voglia mollare questa patata scomoda chiamata Foggia poi decide di andare avanti, anche perché all'orizzonte non ci sono proposte serie. In panchina viene chiamato Piero Braglia, un campionato di C2 vinto con il Montevarchi, ma nessuna esperienza nel meridione. Si parte in ritardo, ma, comunque la squadra un po' alla volta viene fatta. Tra dicembre e gennaio il periodo migliore: 6 vittorie di seguito e Messina, lepre del torneo, a sole tre lunghezze. Poi comincia il periodo calante. Nel girone di ritorno il Foggia vince solo 4 volte, scende dalla seconda alla quarta posizione, un calo determinante che sarà alla base della mancata promozione. Ai play-off il Foggia incontra l'Acireale. Come nell'anno precedente si vince in casa, 2-0, e si perde fuoricasa, sempre 2-0. Come l'anno precedente si perdono gli spareggi per la peggiore posizione in classifica. Il Foggia resta in C2.

 

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